Artista mediterraneo e il potere del segno per differenze.

Antonio d’Avossa

Non vi sono in questa grande opera di Gaetano Grillo due soli segni identici. E’ per differenze che la struttura costruttiva di questa opera si offre ad uno sguardo che può essere parziale o totale, in ogni caso articolato da una visione dove i segni giocano un ruolo fondamentale.

Si tratta dunque di un insieme di segni dove ogni cretula svolge un ruolo diverso dalle altre e tuttavia è dall’accostamento che è percepibile l’intera pagina di una scrittura omogenea dove leggendo e vedendo (contemporaneamente) registriamo tutte le possibili combinazioni di infiniti simboli ortografici (e non solo). Si tratta di grafemi, glifi, loghi, lettere che ci avviano verso una lingua che raccoglie tempi e spazi differenti. Ancora una volta le differenze diventano il motore della organizzazione dell’opera. In realtà, al numero limitato dei sistemi alfabetici tradizionali a partire dall’antichità ad oggi, Gaetano Grillo oppone una possibilità illimitata del segno, in sostanza una serie illimitata di varianti che producono un vero e proprio global language. E il riferimento alle culture (alle loro scritture in particolare) che si sono intrecciate e succedute sulle sponde del Mediterraneo è preciso, perché sulle sponde di questo mare più di 4500 anni fa nascevano le prime forme di scrittura che si differenziavano costruendo differenti linguaggi e diversi alfabeti. Erano reali codici di comunicazione tra uomini di civiltà differenti, e ci sarebbero voluti più di 2000 anni perché la pratica della scrittura dalle terre della Mesopotamia e da quelle dell’Egitto si diffondesse lungo le sponde di tutto il mare Mediterraneo, naturalmente con caratteristiche diverse. Era il primo grande villaggio globale, dove Fenici, Egiziani, Greci ed infine Romani, comunicavano e si scambiavano, attraverso differenti scritture e linguaggi, informazioni, conoscenze e merci. Dunque fa bene, a mio avviso, Gaetano Grillo a rimarcare attraverso questa grande opera, composta di 1400 tavolette o formelle, il senso del suo sentirsi uomo e artista mediterraneo. Del resto, come a corroborare questo senso, lo storico francese Georges Duby scriveva: “Quando pensiamo all’umana compiutezza, all’orgoglio e alla fortuna di essere uomini, il nostro sguardo si volge verso il Mediterraneo.”

Ma, in realtà, l’Alfabeto GRILLICO che l’artista ha realizzato supera il passato per rivolgersi al presente. Questo aspetto viene evidenziato dalla presenza del superamento del sistema alfabetico inteso come un sistema in cui i grafemi rappresentano i fonemi, cioè i segni e i suoni. Gaetano Grillo sfugge alla trappola di una visione nostalgica e meramente archeologica, perché ad uno sguardo più attento ci si accorge che molte di queste cretule non mostrano soltanto i segni alfabetici greci, sumeri, ugaritici o egizi, piuttosto riconosciamo loghi, icone e simboli che attraversano tempi e spazi differenti e che coniugano il segno con il carattere forte della sua identità. Riconosciamo il presente globale quando i nostri occhi leggono e vedono in forma di cretula, il logo di case automobilistiche come la Mercedes o la Wolkswagen, l’icona globale di un social network come Facebook, la Stella di Davide che connota simbolicamente la cultura ebraica, la conchiglia della Shell, lo Yin e lo Yang, infine il Gatto selvatico ENI disegnato da Federico Seneca nel 1952 e il Barking Dog di Keith Haring del 1980. Operando sulle modalità visive codificate dalla memoria collettiva Gaetano Grillo riformula le trasformazioni che il codice del visivo ha subito nel corso degli anni più recenti. Il passato e il presente sono plasmati, fusi e segnati in un unico e grande sistema linguistico che riesce a contenere tutte le lingue e tutti i tempi. E quì, in questo punto, che, a mio avviso, l’intera opera visualizza quella straordinaria narrazione dell’Aleph di Jorge Luis Borges: “Ogni linguaggio è un alfabeto di simboli il cui uso presuppone un passato che gl’interlocutori condividono come trasmettere agli altri l’infinito Aleph. Borges vede anche oltre la sua stessa cecità in questa prima lettera dell’alfabeto fenicio come anche nella prima lettera dell’alfabeto ebraico e che corrisponde al greco alfa e all’arabo alif e che sono all’origine della A latina, vede l’inconcepibile universo, dove tempi e spazi, segni e codici, lingue e parole, si confondono e si distinguono in una fantastica visione labirinticamente infinita.

Gaetano Grillo trascina, con questa opera, il nostro sguardo verso un linguaggio-codice-cifrario dove la creazione di un polialfabeto ci fa vedere una lingua naturale ed una artificiale allo stesso tempo. Proprio come il Mando’a una lingua aliena parlata dai Mandaloriani nella saga di George Lucas titolata Star Wars: “…tanto tempo fa in una galassia lontana lontana…”. E allo stesso modo ci racconta il passato e il presente della scrittura, ci racconta il passato e il presente della scultura, ci racconta il passato e il presente della pittura, di ogni comunicazione visibile e di ogni  informazione invisibile.

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